La piccola pesca è solitamente praticata da imbarcazioni non superiori alla 10 tonnellate di stazza lorda.
Le dimensioni del natante permettono di essere operativi con costi di investimento e d'esercizio contenuti.
Il Ministero per le Politiche Agricole definisce la piccola pesca - o pesca artigianale - quell'attività di cattura in mare o nelle acque dolci, esercitata con imbarcazioni di stazza inferiore alle 10 Tonnellate di Stazza Lorda (TSL) e 15 metri di Lunghezza Totale (LT) con gli attrezzi selettivi di cui all'art. 19 del D.M. 26/7/95 che operano entro le 15 miglia dalla costa. C'è quindi una duplice caratterizzazione che prende in considerazione sia la distanza dalla costa che le dimensioni delle imbarcazioni.
Si fa sempre riferimento quindi ad una pesca di tipo costiero, ma nella definizione di piccola pesca sono comunque sottintesi altri elementi caratterizzanti, quali il tipo di propulsione e il tipo e la selettività degli attrezzi da cattura.
Sono infatti considerate comunemente imbarcazioni per la piccola pesca quelle con propulsione a remi o con motori fuoribordo o entrobordo di limitata potenza. Gli attrezzi da pesca utilizzati sono in genere fissi e ad alta selettività per specie e per taglia.
La piccola pesca, attività primaria delle acque costiere, svolge un ruolo fondamentale all'interno della flotta peschereccia europea. Essa è fonte di occupazione, di approvvigionamento alimentare ed è fondamentale anche per il ruolo sociale e culturale che assolve in relazione alle molteplici attività che animano la fascia costiera.
Il settore della piccola pesca, proprio per il suo carattere costiero, risente più di altre attività dell'eccessiva antropizzazione della fascia costiera. Questo incide particolarmente sull'economia del settore, dato che un'elevata mortalità degli stadi giovanili (novellame) delle specie interessanti per la pesca artigianale, particolarmente vulnerabili alle alterazioni ambientali, si traduce in una riduzione delle catture (causa del mancato reclutamento).
Inoltre, le aree maggiormente interessate dalle misure restrittive di salvaguardia imposte dal sovrasfruttamento delle risorse (fermo biologico, aree di tutela biologica, ecc.) sono proprio quelle in cui la pesca artigianale svolge la maggior parte della sua attività.
Il ruolo del pescatore in questo contesto va sempre più inquadrato nelle indicazioni del Codice di Condotta della Pesca Responsabile (FAO 1996), dove la sua figura è intesa come protagonista della gestione e dell'uso compatibile del mare, non più quindi come soggetto dedito esclusivamente al prelievo delle risorse.
Del resto, più di altri settori la piccola pesca si basa su un rapporto imprescindibile fra il pescatore e il mare, risultato di tradizioni tramandate e radicate nel corso dei secoli, fatto di profonda conoscenza e rispetto. Proprio per questo però risulta in molti casi difficile l'apertura verso nuove soluzioni e verso uno sviluppo compatibile con la risorsa e con culture locali profondamente plasmate da questa attività.
Gli attrezzi utilizzati sono soprattutto reti da posta, nasse e palangari.
In liguria chi pratica la pesca di superficie utilizza principalmente reti da posta e palangresi derivanti.
Le reti da posta e i palangresi derivanti sono molto simili nella struttura allo stesso tipo di attrezzi per la pesca da fondo, in genere hanno maggiori dimensioni.
Regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio del 21 dicembre 2006 relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo e recante modifica del regolamento (CEE) n. 2847/93 e che abroga il regolamento (CE) n. 1626/94.