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Allevamento di ostriche (Ostrea edulis)
Il progetto è stato rivisto in fase di sperimentazione diretta, con supervisione scientifica dell'Università di Pisa, alleggerito da alcuni aspetti di ricerca.
In particolare si è proceduto alla sperimentazione sia di Ostrea edulis che di Crassostrea gigas, entrambe presenti nell'area, captando le larve o raccogliendo forme giovanili endemiche senza procedere a forniture da altri mari italiani o europei.
Il vivaio sperimentale ha previsto:
-lo sviluppo di soluzioni tecniche in grado di far evolvere il sistema su palo o ottimizzare il sistema su galleggianti per la posa in opera della struttura;
-la realizzazione di un sistema a fondo di moduli a piramide per la captazione della componente organica precipitata dai vivai, in grado di reinnestare una catena trofica in grado di minimizzare l'impatto a fondo, captare larve ed ottimizzare la circolazione verticale delle acque;
-la posa in opera di un sistema di videosorveglianza immerso per la raccolta, memorizzazione e trasmissione di immagini atte al controllo ambientale ed evolutivo del vivaio.
Obiettivi conseguiti
1) - valutazione della capacità di captazione e di attecchimento dei veliger di ostrica da parte dei diversi tipi di substrati sperimentali con la descrizione delle diverse tecniche di allevamento saggiate;
2) - valutazione dei i dati delle prime prove preliminari di analisi genomica, condotte su alcuni campioni di ostriche captate nel nell'area del golfo di La Spezia;
3) - valutazione degli aspetti nutrizionali - biologici dell'ostrica durante le fasi di allevamento sperimentale;
4) - valutazione dell'influenza della variabilità dei parametri ambientali sull'accrescimento dell'ostrica e delle interazioni tra il mollusco e ambiente.
5) - valutazione qualitativa dei prodotti ottenuti, mediante analisi chimiche prossimali e prove degustazione.
I dati raccolti permettono una valutazione preliminare dell'accrescimento degli animali in funzione delle variabili esogene e fisiologiche dell'animale.
Risultati ottenuti
Il Golfo della Spezia si trova nella parte orientale della Liguria, ed è caratterizzato da una insenatura con asse SSE-NNW, circondato da una corona di monti che ripara il golfo dai venti settentrionali e protetto dai mari di scirocco da una diga foranea. Queste caratteristiche rendono il golfo un luogo relativamente protetto dagli agenti atmosferici, con le acque calme pressoché tutto l'anno.
Le caratteristiche trofiche sono peculiari in quanto esistono diversi apporti di sostanza organica che rendono le acque del golfo molto ricche di fitoplancton (alimento base dei molluschi filtratori), che a sua volta instaura una ricca catena alimentare. Dal fiume Magra giunge una corrente pressoché costante di nutrienti che, insieme a quelli trasportati dai numerosi corsi d'acqua che giungono al mare da molti punti del golfo, determinano le condizioni per il proliferare di un rigoglioso fitoplancton, il cui sviluppo è garantito anche dall'assenza di sconvolgimenti atmosferici. Si possono trovare riscontri in numerosi studi, dai quali è emersa più volte la presenza della "regina" delle microalghe in acquacoltura, la Tetraselmis.
E' a causa di queste peculiari caratteristiche che alla fine dell'800 alcune famiglie tarantine di ostricoltori si stabilirono a Spezia instaurando quella che poi è diventata la caratteristica di vanto del nostro mare: i mitili, o meglio, i muscoli della Spezia.
Era il 1890 circa quando due coraggiosi pionieri iniziavano a fare prove sperimentali nel Golfo della Spezia sull'allevamento di ostriche.
I primi tentativi furono disastrosi: vivaio distrutto da una mareggiata; l'anno dopo le ostriche mangiate dalle orate e così via.
Dopo poco i risultati non tardarono ad arrivare e nacquero così le prime imprese legate all'ostricoltura e alla mitilicoltura.
Durante la tarda primavera venivano stese sul fondo del mare numerose fascine di lentisco che servivano per captare le larve di ostrica. Nell'autunno successivo venivano recuperate e poste in zone riparate dai marosi. In seguito i rami delle fascine con attaccate le piccole ostriche venivano tagliati per poter incementare le ostriche su un pergolaro fatto di corda vegetale.
Al giorno d'oggi la tecnologia ha cambiato di poco il modo di allevare le ostriche, e a parte il fatto che per le prove sperimentali di allevamento si sono utilizzate delle particolari ceste coperte da brevetto internazionale, il ciclo di allevamento rimane sempre lo stesso: si raccoglie il seme e si fanno crescere le ostriche fino alla taglia commerciale.
I primi risultati sono stati molto confortanti, ovvero le ostriche crescono e raggiungono ottime dimensioni nei tempi previsti. Le ostriche allevate sono sia la specie Ostrea edulis che Crassostrea gigas. Queste ultime, sebbene siano di origine giapponese poi introdotte in Francia, sono diventate abbastanza comuni. Con grande sorpresa è stato visto che esistono numerosi popolamenti naturali di Ostrea edulis e forte è la presenza "naturalizzata" di O. gigas, tanto che, facendo prove di captazione, si è riusciti a recuperare numerosi esemplari postlarvali messi successivamente a coltura.
Un particolare che denota le ostriche ottenute è il profumo che si sprigiona durante la degustazione, e ciò è da attribuire molto probabilmente alla qualità chimico-fisiche delle acque spezzine, dove le microalghe che compongono il fitoplancton danno alle ostriche un particolare sapore. Sarà compito dei laboratori mettere in relazione le qualità sensoriali e organolettiche con la composizione del pabulum alimentare.
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